Ed eccoci a Come sposare un visconte immaginario di Vivienne Lorret, appenissima uscitissimo e tanto atteso perché il primo della serie “Il club dei bugiardi” ci aveva deliziato. Qui le conquiste di scrittura di Lorret si confermano, ma vi dico subito che il romanzo è meno riuscito del precedente, rovinato da un dispositivo di trama eccessivamente artificioso.
(Per i Lettori di Historical Romance, Lettori di Commedie)
Dalla vostra Lyanne Quay di Un Duca per Mezzanotte!
Un romance dalle vicende troppo inverosimili
Il fatto è che abbiamo a che fare con un romance dalle vicende troppo inverosimili. Abbiamo una gentildonna che riesce a spacciarsi credibilmente per un gentiluomo e non en passant, bensì attardandosi a giocare a carte con altri gentiluomini! Dunque con tutto il tempo di venire osservata con attenzione. La Lorret sfida l’abbandono della credulità del lettore… e perde. L’abbandono dell’incredulità e la sottoscrizione del patto narrativo sono davvero ardui.
Un romance permeato di spirito da operetta
In questo plot, un’assurdità segue l’altra, abbiamo un romance permeato di spirito da operetta, in quantità francamente eccessiva per ottenere la compartecipazione emotiva. Già di contesto, abbiamo la secondogenita di una famiglia aristocratica in disgrazia, per via di vecchi scandali e per l’eccentrica dedizione al teatro. L’intera famiglia di Honoria infatti allestisce spettacoli presso la tenuta di famiglia con la collaborazione di fittavoli e abitanti del villaggio. Ovvio che Honoria sia versata nella recitazione e, così, la giovane pensa di mettere a frutto l’arte. Si guadagna a carte un piccolo gruzzolo per il proprio futuro. Travestita da ”signor Cesario” riesce a battere un baro professionista, da cui però viene smascherata. Beh devo fermarmi.
Un romance godibile per l’efficacia fulminante delle battute
Per tirare le somme, questo Come sposare un visconte immaginario non compiace le mie aspettative in fatto di historical romance e, tuttavia, devo dirlo, avvince e diverte. Se infatti si entra nello spirito giusto, quello appunto dell’operetta, il romanzo diviene pienamente godibile per l’efficacia fulminante delle battute, per l’ironia sociale con cui sono costruiti i personaggi collaterali. Quanto agli eroi principali abbiamo sulla scena due cliché: una spirited lady e un rogue. Non si approfondisce più di così. Quattro stelle.
N.B. LA RIVIVISCENZA DI QUESTO BLOG è DEBITRICE AD AMAZON PER AVERMI CANCELLATO TUTTE LE MIE VECCHIE RECENSIONI E AVERMENE IMPEDITE DI NUOVE. JEFF BEZOS SARà BEN FELICE DI TENERSI RECENSIONI FARLOCCHE A CENTINAIA CHE PONGONO AI VERTICI DELLE CLASSIFICHE TITOLI A VOLTE, NON DICO IMMERITEVOLI BENSì, PROPRIO ILLEGGIBILI. NON SCRITTI IN ITALIANO. CI SI DIMENTICA SEMPRE CHE QUESTE PIATTAFORME OBBEDISCONO A INTERESSI PRIVATI, NON A UN’IDEA PURCHESSIA DI “giustizia”. E DUNQUE SE PICCHI DURO E IN DIECI PROTESTANO PERCHÈ PICCHI DURO, JEFF TRA TE E QUEI DIECI (ANCORCHÈ PARENTI E AMICI DELL’AUTORE STRONCATO) SCEGLIE QUEI DIECI PERCHé DIECI È MAGGIORE DI UNO.


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