La Dama in Grigio di Antonia Romagnoli è un bestseller. Uscito dieci anni or sono a totalizzare 1500 valutazioni Amazon, ha venduto benissimo. Dunque l’ho letto, anche perché Antonia Romagnoli è niente cocò di meno che… la blogger de Il Salotto di Miss Darcy cui tutte noi attingiamo disperatamente per sapere se la procugina di un visconte ha diritto di essere chiamata ”lady”.
Qualità e voce narrante credibilmente inglese.
Questo romanzo sorprende per qualità e voce narrante credibilmente inglese, una voce brontiana, sviluppata in una visione valoriale apparentemente conservatrice. Questo La Dama in Grigio ad ambientazione Regency, si svolge nel 1805, ed è il primo di tre romanzi ciascuno dedicato a una presenza ectoplasmatica incaricata di intervenire per risolvere vicende amorose. Ecco, quando parlo di visione conservatrice, mi riferisco al fatto che Antonia Romagnoli ha una sua idea compassata dell’800 come scomodo e popolato di donne stese dai mariti a colpi di cappello.
Mi viene in mente un servizio di Piero Angela degli anni 90: “pensate, i nostri nonni erano costretti a scaldarsi con le stufe a legna…”. Essendo io una che va a legna tuttoggi, ho perfino uno scaldabagno a legna, ricordo che mi feci grandi risate. Quanto al fatto delle donne mortificate, se ricordate un po’ Jane Eyre, sapete quanto la cara Jane fosse tutt’altro che una mammoletta. Rabbiosa e rancorosa com’era. Dunque questa idea delle donne regency prive di temperamento è un po’ da rivedere. Se pure le Pamele e le Eveline dei romanzi dell’epoca erano delle gatte morte, le grandi scrittrici si sono distinte per aver messo in pagina appunto una Jane Eyre e una Emma. Bene, pur nella sua accondiscendenza a certi cliché da gattamorta, la Joanne di questo La Dama in Grigio sa cosa vuole e non si piega. Mi è piaciuta.
Un romance con personaggi profondi e intensi
I punti di forza del romanzo sono lunghe sequenze riflessive e personaggi profondi e intensi. Le pennellate di ambientazione sono molto ben fatte e ci fanno sentire parte del paesaggio e dei luoghi. E vediamo la storia. Inorridita dal fiato e dai denti gialli di uno spasimante in età, Joanne decide di ribellarsi al padre e accetta di venire confinata in Cornovaglia, in un cottage, vicino, troppo vicino, alla sontuosa villa di Sir Russel. Che ve lo dico a fare? Russel “vede” con gli occhi dell’anima la propria vicina, viene stregato dalla sua lunga treccia scura. Intanto, nella villa si muove frusciante un fantasma deciso a farsi perdonare. Dal 40% in poi, il romanzo avvince, si legge con piacere.
Un romance con pochi dialoghi
I dialoghi sono naturali ma troppo rarefatti, perché Antonia dieci anni fa non aveva ancora scoperto quanto essi svolgano il compito di far passare le informazioni su antefatti e dati di contesto, supplendo alle lunghe sequenze informative della fase di impostazione. E infatti, è proprio l’impostazione il punto debole del romanzo. L’abbrivio non avvince, doveva essere condensato, ridotto sopratutto nella parte dell’arrivo in Cornovaglia, prima della comparsa di Russel. Qui bisognava sviluppare molto di più i dialoghi con la zia e affidare loro il compito di informare il lettore su cose invece lasciate a sequenze descrittive.
Ci sono poche pecche
La Romagnoli scrive molto bene, ha una voce autoriale simpatica con cui tendi a solidarizzare, e in questo La Dama in Grigio ci sono poche pecche. Chi non pianifica la scrittura si ritrova, a cose fatte, a cambiare e spostare pezzi, brani e interi capitoli e… si espone a buffe topiche: come, per esempio, dire che si va verso l’estate quando invece poi la storia svolge in autunno; o dire che il tal lord avrebbe cenato in camera propria e poi invece si presenta a cena, etc… Piccole cose ma rischiano di spiazzare il lettore inesperto, di fargli credere che l’autrice sia inaffidabile, quando invece si tratta di semplici colature da spostamento selvaggio. Nella parte iniziale non ho inoltre gradito la frequenza di gerundi non narrativi e di aggettivi anticipati, dove mi riferisco all’uso anglosassone di mettere l’aggettivo prima del nome. Durante la scrittura questa pratica sembra scorrevole e musicale, mentre alla lettura conferisce al tutto un gusto artificioso.
Per me quattro stelle.
N.B. LA RIVIVISCENZA DI QUESTO BLOG è DEBITRICE AD AMAZON PER AVERMI CANCELLATO TUTTE LE MIE VECCHIE RECENSIONI E AVERMENE IMPEDITE DI NUOVE. JEFF BEZOS SARà BEN FELICE DI TENERSI RECENSIONI FARLOCCHE A CENTINAIA CHE PONGONO AI VERTICI DELLE CLASSIFICHE TITOLI A VOLTE, NON DICO IMMERITEVOLI BENSì, PROPRIO ILLEGGIBILI. NON SCRITTI IN ITALIANO. CI SI DIMENTICA SEMPRE CHE QUESTE PIATTAFORME OBBEDISCONO A INTERESSI PRIVATI, NON A UN’IDEA PURCHESSIA DI “giustizia”. E DUNQUE SE PICCHI DURO E IN DIECI PROTESTANO PERCHÈ PICCHI DURO, JEFF TRA TE E QUEI DIECI (ANCORCHÈ PARENTI E AMICI DELL’AUTORE STRONCATO) SCEGLIE QUEI DIECI PERCHé DIECI È MAGGIORE DI UNO.


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