lunedì 2 ottobre 2017

Perché non saranno i romanzi a farci ciulare con gli africani


Ciao lettore e ciao lettrice, sei o non sei alla mercé di autori ed editori? I romanzi riescono a cambiare il tuo stato d'animo verso questa o quella questione? La risposta è no, i romanzi non cambiano le tue emozioni e il tuo impulso ad agire, ma cambieranno le tue idee.

La questione è: i sentimenti suscitati artificialmente dalla narrativa producono in noi un calo di assuefazione che ci rende insensibili alle situazioni della vita, come sostiene Samuel Taylor Coleridge, o più empatici come sostiene uno studio del 2013 citato da Alexandra Gekas sul suo Blog "Reading Forward?" in modo non circostanziato?  La domanda se la pone Cassandra Falke ne "Fenomenology of Love and Reading". Susan Keen "Empathy in the book" concorda con Coleridge e George Steiner "Real Presence" nel sospetto che l'empatia del lettore per il personaggio si produca solo finchè non traspaia l'appello a una mobilitazione reale.

Per gli italiani la cui industria culturale è tradizionalmente molto influenzata dall'idea gramsciana di una narrativa realistica capace di muovere le coscienze, sorge un interrogativo. E un altro ancora ne pone tutta la mistica copyrighter dello storytelling come strumento promozionale.
Funziona o non funziona la narrativa per orientare il comportamento delle persone?
Funziona.

Anche se le pallottole nei film possono ridurre l'impatto emotivo delle pallottole viste al telegiornale, miti come quello di una mafia romanticamente dotata di un codice d'onore possono diffondersi solo mediante la narrativa. Così come l'idea della genuina naturalezza dei biscotti del Mulino Bianco.

Il processo empatico funziona però come mediatore non come mobilitatore diretto. Accediamo all'idea che la mafia abbia un codice d'onore e siamo disposti a crederci perché abbiamo empatizzato con Marlon Brando. Questo non ci porta a diventare mafiosi ma ci rende intellettualmente meno indignati verso la mafia. Veder sparare Robocop per una causa giusta ci porta a empatizzare con lui e ad accettare che si possa sparare per una causa giusta.

Il processo è particolarmente insidioso passando alla narrativa romance, sopratutto al dark romance dove vengono veicolati comportamenti para criminali. Empatizzare con il sadico non ci porta direttamente a salvare il sadico ma ad ammettere intellettualmente che il sadico possa essere salvato. E il Mulino Bianco?

Nessuna pietà per la fatica del mugnaio, ma la simpatia del mugnaio ci porta a credere intellettualmente che i suoi biscotti siano buoni e genuini.
La questione maggiore o minore empatia dei lettori non smantella dunque l'idea fondativa dell'industria dell'intrattenimento hollywoodiano, nè quella gramsciana di una narrativa del reale. Produrre l'immedesimazione con Mulan ha l'obbiettivo di far accedere i cinesi all'idea che le donne siano in grado di sostenere un ruolo più attivo e protagonista nella società non a smettere di battere la moglie.

Sulla questione della paura degli stranieri, sopratutto quelli di aspetto esotico, i romanzi non potrebbero dunque orientarci a invitarne a cena qualcuno la prossima vigilia di Natale, ma possono veicolare l'idea che ve ne siano di bravi e simpatici. Sarebbe cosa buona e giusta, aspettiamo dei bei romance sexy con protagonisti dei bei senegalesi, intelligenti e generosi. Occhio a non andarci a letto veramente però, perché è un casino :-) Ve lo dico :-)

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