sabato 4 luglio 2015

Nell’Appennino i vampiri mordono così.

Macrina Mirti: I suicidi vanno all’inferno

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Monica Montanari lo consiglia a lettori con gusto macabro e sguardo ultramondano (strudel) e amanti delle favole (frittelle di mele).

Demoni dalle braccia a pinna di pesce

Il romanzo ve lo godrete per atmosfere, affabulazione e invenzioni. Il ventre della terra pullula di demoni dalle braccia a pinna di pesce. Sopra c’è il corridoio bizantino, le montagne malate, la fonte calda dello Scheggia, il monastero di Sant’Antiochia e le sue monache dai corpi cosparsi di puntini rossi.
Sono forellini, piccoli e tantissimi perché nell’Appennino i vampiri mordono così: come pirana dai denti d’ago.  Meraviglioso. Ci sono tanti temi mitografici e non era facile fonderli con grazia tanto bilanciata.
 Il romanzo si dipana in una spirale conica. Punta verso il basso: al ventre della terra e ai tempi remoti del medioevo. In pratica abbiamo un grosso nucleo antico.

Uno Strega, fasciato in un simil-Harmony

È la storia di due giovanissime suore medioevali: Agnese e Matilde. È scritta con grazia maggiore di una Martinez e al livello di una Chevalier.  Il tutto è però inserito in una cornice a noi contemporanea, trattata questa con registri sbagliati.
In pratica la voce narrante naturale di Macrina Mirti è quella della Matilde medioevale e in quel contesto è più che perfetta. Non altrettanto perfetta è quella voce per raccontare la vicenda odierna. La voce narrante della giovane protagonista contemporanea presenta forzature emotive forse per intercettare il pubblico del romance.
Ma il pubblico di questo romanzo è quello di un Colitto, non quello di una James! Potete immaginare il disastro. Abbiamo un romanzo degno dello Strega, fasciato in un involucro simil Harmony.

Un diamante in carta stagnola

Certo è, questo I Suicidi vanno all’inferno  paga pegno ai difetti di struttura. Macrina Mirti sembra essere uno di quegli scrittori tanto più bravi quanto più insicuri dei propri meriti. Insicuri al punto di aver fatto tutto ma veramente di tutto per rovinare uno splendido lavoro.
Il colpo fatale  lo dà un capitolo introduttivo dedicato alle antiche gesta di tal Totila. Io l’ho saltato a piè pari, tanto per dire, e nel romanzo tutto resta assolutamente chiaro. Vi sono poi delle piccole contraddizioni interne nella parte gioiello, ma aspetti lievissimi.
Questo romanzo è un diamante montato in carta stagnola. Bisognerebbe intervenire rapidamente come segue. Si dovrebbero sterminare Totila e i suoi (il capitolo introduttivo). Si dovrebbe dare alla protagonista almeno una quarantina d’anni, falcidiare un bel po’ di aggettivi nei capitoli iniziali. I superstiti vanno posposti ai sostantivi. Alla prima apparizione ectoplasmatica, l’emotività della protagonista andrebbe asciugata. 

Ma il diamante è perfetto

Il resto va lasciato così com’è:  è perfetto. Le lievi contraddizioni possono essere smerigliate ma non è essenziale. Le noto io perché sono pedante. 
Mi auguro davvero che si intervenga e si ricarichi il tutto su Amazon. Sarà mia cura darne conto se e quando accadrà. Cinque stelle alla favola gotica, tre stelle alla cornice. 
Facendo la media: quattro stelle per questi suicidi diretti all’inferno. 
Anzi! 4 strudel per lettori macabrosi e 4 frittelle di mele per i lettori favolosi :-)


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