giovedì 30 luglio 2026

La Questione dell’Erede di Rebecca Quasi: romanzo rosa storico tra relazioni inamidate e lezioni di scrittura

Questa su La Questione dell’Erede di Rebecca Quasi non sarà una recensione ma un trattato. Diciamo subito che al 35% del libro mi sono accorta che stavo leggendo con il sorriso sulle labbra. Il fascino di questo romanzo sta nel mettere in scena relazioni inamidate dove le pulsioni e le emozioni affiorano con grande imbarazzo dei protagonisti. Per questo motivo, durante abbondante parte della lettura, ho pensato fosse non premiante la trama con cui era stato promosso.

Copertina de La Questione dell’Erede di Rebecca Quasi, romanzo rosa storico
(Per i Lettori di Historical Romance, Lettori di Commedie) 

Dalla vostra Lyanne Quay di Un Duca per Mezzanotte

Romanzo rosa storico con relazioni inamidate e chicche lessicali

Non abbiamo – come sarebbe desumibile dalla trama – un cinguettamento compiaciuto e malizioso della serie “o mio dio questa cosa dell’erede che imbarazzo”. Sarebbe stato più appetitoso promuovere questo libro con una cosa tipo:

“O cielo, mio marito non è affatto gay.” 

I gay in questo romanzo vengono chiamati “uranisti”, non l’avevo mai sentito e mi è molto piaciuto; ci sono tante chicche lessicali: dal rumore delle ruote sulla ghiaia che è “granulosa” alle lacrime che “rotolano” giù dalle guance, a vestiti leggeri come “bave di vento”, a uomini che “militano” nelle camere da letto delle signore. E c’è qualche scelta lessicale anacronistica, come “kindergarten”, “color ottanio” (termine in uso nella moda dagli anni ’50 del nostro secolo, ispirato al nome di un idrocarburo), “essere alla frutta” (gergalità romanesca poi nazionalizzata). Finalmente in questo romanzo la Quasi crede nell’amore e il suo protagonista maschile è meraviglioso e fantasticamente innamorato. Ci sono battute dove francamente si ride, tipo:
«Vostra sorella è incinta.»
«Vorreste essere più precisa?» :-)))
Ci sono tantissimi momenti esilaranti, ma questo riguarda il 40% del romanzo, dal 35% al 75%.

Romanzo rosa storico dove la parte centrale funziona ma inizio e fine non avvincono

Prima, il romanzo non parte, nel senso che non scatta l’affetto del lettore per nessun personaggio, se non un paio che però non sono i protagonisti. Dopo il 75%, dalla cosiddetta Spannung al finale, il romanzo è francamente noioso. E qui devo mettere le mani avanti e anche i piedi.
Come sapete, non ho gradito la seconda parte di Miss Foley sempre di Rebecca, mentre  altre lettrici amano moltissimo quel romanzo. Dunque in quanto vi dirò vi può essere una componente soggettiva che alla lettura voi non condividerete; tuttavia, per il rispetto di voi che leggete le mie opinioni e nella determinazione ad aiutare Rebecca, che – sono certa – invece dei miei aiuti farebbe volentieri a meno, vi dico che questo romanzo, meravigliosamente scritto e pennellato nella sua parte centrale, non funziona.

Rebecca ama la tematica del “ritrovarsi” e sembra con questo romanzo aprire una serie dedicata ad approfondire cosa sia veramente un figlio, i temi delle stepchild adoption. Sperimenta e fa bene; tuttavia il romanzo è una retorica, e il romance un particolare tipo di retorica: essa richiede di avviare la storia con la nascita della scintilla della curiosità reciproca tra i protagonisti e di affidare il più possibile la conoscenza degli antefatti a dialoghi e scene di conversazione. Se non fai così… ed è quanto ho imparato dopo le fustigazioni delle lettrici sui miei incipit, non solo diventi noioso, ma non avvinci il lettore. Ora il problema è il seguente: Rebecca, per mettere in scena i suoi due meravigliosi inamidati, ha bisogno che questi due abbiano la laringe disabilitata, che abbiano enormi problemi a parlarsi… Ne consegue che essi non possono affrontare i temi dell’antefatto e portarne a conoscenza il lettore. E non solo… la decisione di mantenere a livello molto epidermico la comunicazione verbale tra i due impedisce di imprimere ai personaggi una dinamica evolutiva che si alimenti del rapporto con l’altro. E, attenzione, perché ciò è il motore segreto del romance, quella roba che il lettore non decifra consapevolmente ma che lo conquista. Il nostro tetragono solido rigorosissimo duca e la nostra leggera incantevole signora trovano l’uno nell’altro un completamento evidente fin dall’inizio, mentre avrebbe dovuto essere sceneggiato quanto l’uno impara dall’altra, e viceversa, riportandone un cambiamento interiore tanto incisivo da rendere possibile l’amore. La Quasi doveva narrare come lui diventa più leggero e come lei diventa un po' tetragona… 

Così non è, tutto questo non c’è. Ci sono invece l’incanto reciproco denegato, un antefatto triste e una soluzione della vicenda di cui al lettore non frega assolutamente un pio.

Romanzo rosa storico con proposta di riscrittura dell’incipit e critica al finale

E ora, siccome Rebecca ha in canna un secondo romance della stessa serie, le mostro come io, sia pur nella mia schifezza umana e letteraria, avrei impostato l’inizio di questo romanzo. Magari la cosa le fa venire in mente un modo migliore per cominciare il prossimo.
Avrei cominciato il romanzo con la protagonista seduta in salotto con Amelia, che parla con l’amica di quanto le manchi l’intimità con un uomo e con Amelia che le consiglia di prendersi un amante. Le due disquisiscono sul fatto che per gli uomini è molto facile avere un amante, e del fatto che purtroppo il marito della protagonista è un uranista. Cambio di scena: il duca parla con Doyle, il suo amico, della morte di un cugino, dell’arrivo a Londra dell’inqualificabile Blackmere e della sciagura che il ducato finisca tra le mani di quest’ultimo. 

«Dovete avere un erede», gli ingiunge Doyle. 

E il Duca: 

«Ma le ho promesso di persona che mai e poi mai avrei riscosso i miei diritti coniugali!»… 

Ok, poi parlando tra loro, la signora e il duca rivangheranno il passato: il fidanzato di lei tanto avventato da cadere da un cornicione dopo averla messa incinta, la miseria lasciata dal padre del duca e che lo aveva costretto etc. etc.… Sulla parte centrale e su come i personaggi debbano cambiarsi a vicenda, ho già detto… E veniamo al meccanismo di scioglimento del romanzo.
Qua la vicenda si scompone, per la necessità di Rebecca di introdurre il libro successivo, e l’effetto è straniante: il romanzo si sofferma a raccontarci personaggi – come le dame francesi – di cui non ce ne frega assolutamente nulla. Qui la soluzione richiedeva un colpo di scena o un colpo di reni dei personaggi, che invece non c’è… Tutto si risolve con una trovata estemporanea.
Banalmente poteva essere il bambino alle corse dei cavalli, nel contesto della bella società dai cappelli piumati, a uscirsene con un’alzata d’ingegno tale da: prima creare scompiglio e poi essere risolutiva… Il romanzo ha nella propria staticità la sua bellezza, ma essa andava incastonata con un’idea finale rutilante. E se Rebecca non lo ha fatto è per via della motivazione pedagogica del suo sottotesto, perché il suo romanzo doveva dimostrare una tesi precostituita.
Sapete che sono per la pianificazione delle storie fino alla maniacalità; tuttavia il sottotesto, la lezione magistrale del romanzo, se viene pianificata prima, può imprimere alla storia delle forzature. Alla fine, nel mio ultimo lavoro, emerge l’idea che la professione sia fonte di felicità e che sia questa la forza dell’avvento borghese, ma questa cosa è emersa dalla vicenda man mano mi si srotolava tra le mani, perché scrivere storie è un modo per riflettere.

Quattro stelle.
Rebecca ha in lettura il mio, avrà modo di vendicarsi. Spero che voglia dedicarmi una lettura altrettanto attenta e critica.




Italian Eyes Only

di Lyanne Quay 

A beautifully written historical romance that shines in its central section with stiff-upper-lip relationships, delightful lexical gems and genuine laughs—yet stumbles at the start and drifts into boredom after the 75% mark. Four stars, with a long, affectionate critique meant as tough love for the author.

 

Monica Montanari 

(alias Lyanne Quay, Ophelia Keen, Ashley Andrews)

Link d’acquisto al romanzo


N.B. LA RIVIVISCENZA DI QUESTO BLOG è DEBITRICE AD AMAZON PER AVERMI CANCELLATO TUTTE LE MIE VECCHIE RECENSIONI E AVERMENE IMPEDITE DI NUOVE. JEFF BEZOS SARà BEN FELICE DI TENERSI RECENSIONI FARLOCCHE A CENTINAIA CHE PONGONO AI VERTICI DELLE CLASSIFICHE TITOLI A VOLTE, NON DICO IMMERITEVOLI BENSì, PROPRIO ILLEGGIBILI. NON SCRITTI IN ITALIANO. CI SI DIMENTICA SEMPRE CHE QUESTE PIATTAFORME OBBEDISCONO A INTERESSI PRIVATI, NON A UN’IDEA PURCHESSIA DI “giustizia”. E DUNQUE SE PICCHI DURO E IN DIECI PROTESTANO PERCHÈ PICCHI DURO, JEFF TRA TE E QUEI DIECI (ANCORCHÈ PARENTI E AMICI DELL’AUTORE STRONCATO) SCEGLIE QUEI DIECI PERCHé DIECI È MAGGIORE DI UNO.

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